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Antonino Scalzo e Asina
riquadro

Avevo 16 anni e un sogno: diventare allevatore.
Avrei allevato qualunque specie di animali, poter prendermene cura era il più grande dei miei sogni.
Galeotto fu mio nonno Francesco e il suo racconto. Mi narrò di come la sua mamma, in mancanza di latte proprio, ricorse, per nutrirlo, al latte di asina, già a quei tempi noto sostituto del latte materno. Del resto, si sa, gli antichi saggi non sbagliavano mai.
La storia di mio nonno suscitò subito in me una folgorante curiosità. E se è vero che la notte porta consiglio, quel mattino del 19 marzo 1999 ero già alla ricerca della mia prima asinella.
Sebbene già allora a rischio di estinzione, San Giuseppe mi venne Padre e me la fece trovare la mia asinella. La chiamai Gemma, perché preziosa fu per me. Camminammo insieme per 7 km fino a Villafrati, mio paese natio. Non era la prima volta che si vedeva un asino dalle mie parti, poiché Villafrati era noto per essere il paese degli scecchi issalora (asini dei gessai). Fino agli anni cinquanta, infatti, l’attività principale era l’estrazione del gesso, che veniva trasportato a dorso degli asini nei paesi limitrofi.
A Gemma trovai sistemazione nella stalla dei cavalli, stalla che avevo in affitto, non possedendo nulla al di fuori delle mie ambizioni.
Un’asinella, però, per produrre latte ha bisogno del suo puledrino. Perciò, pensai bene di cercarne una che avesse appena partorito; la trovai in Gloria. Apparteneva ad un anziano signore dell’entroterra siciliano, uno degli ultimi ad utilizzare l’asino per andare a lavorare in campagna.

A questo punto, la mia piccola stalla contava due asinelle e un puledrino.
Un pomeriggio, mentre ero lì a spazzolargli il pelo, vidi accostarsi una famiglia. Me lo ricordo come fosse ieri. Quei due genitori pare avessero avuto un miraggio alla vista di quell’asina, avevano percorso kilometri per trovare quel latte per sfamare il loro bambino. Disperati, mi chiesero aiuto e così fu la prima volta che io munsi un’asina. Solo a raccontarvelo, rivivo l’emozione che provai a vedere mangiare quel neonato e gli occhi commossi di sua madre, ancora oggi riconoscente.
Quell’emozione fu la conferma di quello che avrei fatto.
L’incoscienza di andare avanti cresceva in me inesorabile; sì, perché sognavo quasi l’impossibile. Stavo cercando di creare un allevamento dal nulla, non possedevo neppure una sola zolla di terra.
Solo grazie ai miei genitori e alla misera busta paga del militare volontario, potetti acquistare il mio primo appezzamento di terreno.
Così, lasciammo i 40 metri quadri di una stalla diventata ormai troppo piccola.
Mi misi a tempo pieno a girare in lungo e in largo per tutta la Sicilia, alla ricerca di altre asine. Comprai pure un vecchio camioncino trasporto animali, così ogni qual volta riuscivo a trovarne una, potevo portarmela subito.
Trascorso già qualche anno, la famiglia cresceva; le mie fanciulle erano già 15.
Non esisteva a quei tempi tipologia di allevamento di asine per la produzione di latte che avrei potuto prendere a riferimento, quindi grandi sono state le difficoltà. Ho dovuto inventarmelo il mestiere che sognavo. Ho sempre sentito dire che per realizzare un sogno, bisogna crederci ed io ci ho creduto.
Avevo il mio piccolo allevamento di asine per la produzione di latte.
Tra diecimila nomi possibili che avrei potuto dargli, scelsi il più facile: ASINALAT. Il motto che la contraddistingue è libertà, pertanto le nostre attuali 100 fattrici, si muovono libere per i nostri pascoli.

STORIA

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